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Mindfulness eating

cibo, emozioni e consapevolezza

 

Mindfulness, pienezza della consapevolezza mentale. Un metodo che, attingendo a pratiche di meditazione che hanno una storia antichissima, ci insegna ad ascoltare sensazioni fisiche, stati emotivi e pensieri, per entrare in contatto più profondo con noi stessi e con il momento presente.

In che modo può aiutarci a costruire un rapporto col cibo equilibrato?

Spesso usiamo il cibo per non sentire, per distrarci da emozioni difficili. La mindfulness può essere uno strumento di riconnessione con noi stessi e con il nostro sentire. Aiutandoci ad aumentare le nostra capacità di tollerare le emozioni spiacevoli può aiutarci in primo luogo a non utilizzare il cibo per coprire stati emotivi difficili.

Studi dimostrano la sua efficacia in particolare nei casi di bulimia e beige disorder (disturbo alimentare che prevede abbuffate senza condotte di eliminazione, usate invece spesso nei casi di bulimia). Anche nelle disregolazioni alimentari ordinarie – quella dieta che non riusciamo mai a portare a termine, eccessi alimentari ripetuti, momenti di forte restrizione seguiti da altri di eccesso – la mindfulness può essere di grande sostegno.

Mindfulness emotiva

come la mindfulness può aiutarci a riconoscere e accogliere le emozioni

 

Quando si parla di emozioni una delle grandi domande è: possiamo scegliere come sentirci?

Alcuni risponderebbero sì. Secondo la corrente del pensiero positivo, ad esempio, le emozioni negative possono essere trasformate cambiando i pensieri che le accompagnano. Sento la tristezza, provo a cambiare i pensieri che la accompagnano – “niente cambierà, “nessuno si interessa a me”, “non sono abbastanza”, “sono solo/a”, etc.. – e il gioco è fatto.

Avete mai provato? Funziona?

In molti casi no. O spesso i risultati hanno vita breve. In più, quando quell’emozione si fa sentire in modo potente, spesso è uno sforzo e un atto di durezza con noi stessi cercare di modificarla. Celo dimostra il fatto che quando siamo tristi avere qualcuno accanto che sia un amico un partner che prova a convincerci a non sentirci come ci sentiamo, pur con le migliori intenzioni, spesso fa nascere in noi un senso di fastidio e irritazione.

Quando un’emozione difficile arriva spesso mettiamo in atto dei meccanismi per trasformarla. La tristezza ad esempio spesso è coperta dalla rabbia. Oppure è facile mettere in atto altre modalità comportamentali come l’uso del cibo o di altre sostanze per sedarci o spostarci in altri luoghi emotivi. Questo, sebbene sul momento possa alleviare l’emozione dolorosa, ci allontana da noi stessi e ci confonde. Così le emozioni messe da parte tornano a trovarci in altri modi, per esempio attraverso un sintomo fisico.

Cos'è la psicoterapia

e perchè vale la pena iniziarne una...

 

Capita in certi momenti della vita di sentire che qualcosa, dentro, non va.

Un segnale di allarme di accende.

Un segnale che può prendere varie forme. Uno stato di costante di allarme, di tensione che affatica le giornate e non fa dormire la notte. Un dolore allo stomaco che non passa e che sembra resistere a tutte le cure mediche. Uno stato di insoddisfazione e di mancanza di senso che toglie la voglia di alzarsi al mattino. Un’emozione di rabbia che si fa sentire in modo potente, tanto da diventare distruttiva e autolesiva. Un senso di solitudine profondo, che si fa doloroso con il passare del tempo.

Un rapporto col proprio corpo e col cibo fatto di frustrazione e confusione.

Sono questi alcuni dei momenti in cui si affaccia alla mente la possibilità di chiedere aiuto a un terapeuta.

Poi arrivano i dubbi e le domande…

“Ma infondo non ho un problema così grave per andare in terapia…”;

“Perché devo andare da un terapeuta? Tanto mi ascolta, ma poi cosa cambia?”;

“Alla fine cosa può dirmi che già non so?”.

Psicoterapia Adulti

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Alimentazione Consapevole

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