Psicoterapia

IL MIO METODO

Se dovessi usare tre parole per definire il mio metodo di lavoro metodo, lo definirei così: psicoterapia costruttivista integrata. Una cura dell’anima attraverso la relazione, con un approccio costruttivista - ovvero attento a ricercare i significati emotivi unici e irripetibili di quella persona, di quella storia - e integrato, cioè aperto a integrare diversi modelli teorici e in continuo aggiornamento.

I modelli teorici che fanno da cardine al mio lavoro sono i seguenti:

  • La Teoria dell’attaccamento di J. Bowlby:

John Bowlby è fondatore della teoria dell’attaccamento e autore che ha segnato una svolta fondamentale nella storia della psicologia, mettendo in primo piano il ruolo dell’ambiente e delle esperienze reali nello sviluppo.

La parola “attaccamento” si riferisce a quel sistema biologico presente in ciascuno di noi che è all’origine del legame tra il bambino e la sua figura di accudimento, legame indispensabile per la sua sopravvivenza.

La teoria dell’attaccamento ci mostra in modo molto semplice come la relazione genitore-bambino plasmi in modo determinante il nostro sistema mente-corpo, le nostre aspettative sul mondo, la nostra modalità di entrare in contatto con il mondo. Quanto posso fidarmi del mondo?
Mi aspetto che gli altri siano prevedibili, sensibili alle mie emozioni oppure no? Quanto è sicuro fidarmi di quello che sento? Quanto riesco a integrare emozioni, corpo, pensieri, vivendo in modo fluido ed equilibrato il mio sentire? Quanto la vicinanza emotiva e l’intimità mi fanno paura? La risposta a tutte queste domande va ricercata nella nostra storia di attaccamento. La buona notizia è che anche se la nostra storia ha portato con sé buone dosi di paura, imprevedibilità e sfiducia, la nostra mente-cuore e il nostro sistema nervoso sono in continuo cambiamento. Ogni incontro e ogni esperienza cambia le nostre sinapsi. La psicoterapia è strumento e occasione per generare quel cambiamento dentro di noi che stiamo cercando, facendoci sentire più a nostro agio con noi stessi, più in contatto con la vita che scorre dentro e fuori di noi, più capaci di proteggerci e di prenderci cura di noi stessi e di chi amiamo.

  • La Mindfulness

La Mindfulness, nel suo significato di “pienezza della consapevolezza mentale”, può essere definita come un metodo per entrare in contatto con noi stessi in profondità, attraverso pratiche meditative molto semplici, ma che racchiudono una saggezza che ha una storia molto antica. Ci sono molti studi nella letteratura scientifica che dimostrano come queste pratiche generino effetti potenti sul sistema mente-corpo, ad esempio abbassando i livelli di infiammazione, aumentando l’attività nella corteccia prefrontale mediale e diminuendo l’attività dell’amigdala, con un effetto regolativo sul sistema nervoso. Ma qui vorrei raccontarvi, in modo più personale, due motivi principali che mi hanno fatto scegliere la mindfulness come uno dei punti chiave del mio lavoro: 1) perché non è possibile stare meglio senza prima imparare ad entrare in contatto con se stessi, con i propri stati interni, fatti di sensazioni fisiche, emozioni e pensieri. Entrare in contatto e imparare ad esplorare senza sentirci sopraffatti quello stato spiacevole che ci porta a chiedere aiuto, che sia paura, tristezza o rabbia: questo è il primo passo di un percorso di conoscenza di sé. E’ qualcosa che diamo molto spesso per scontato, ma di cui tutti noi abbiamo molto bisogno, per un semplice motivo: siamo esseri umani e la sofferenza, parte inevitabile della vita, si fa sentire. Abbiamo bisogno di imparare a prenderci cura di noi stessi e trasformare la sofferenza in una possibilità di crescita e di evoluzione. E questo, ci tengo a sottolinearlo, è possibile. Possibile per tutti; 2) perché ho scoperto su di me i benefici della pratica meditativa e il loro potenziale trasformativo. Oltre ai benefici a livello psico-corporeo, la pratica meditativa può davvero cambiare il nostro modo di sentire la vita, facendoci sperimentare quel senso di agio e di libertà, di completezza e di interconnessione, che appartiene alla dimensione dell’Essere. Per questo, la midfulness è diventata un punto centrale del mio modo di concepire la terapia: oltre a proporre pratiche di ascolto del corpo e del respiro, in ogni momento della seduta cerco un assetto di ascolto “mindful”, che mi consenta di sintonizzarmi e di entrare in connessione profonda con l’altro. Sempre per lo stesso motivo, propongo periodicamente gruppi di pratica meditativa, integrando la mindfulness alle pratiche di gentilezza amorevole.

Per chi è interessato alla letteratura scientifica, autori recenti e di spicco come Daniel Siegel e Janina Fisher sottolineano le enormi potenzialità terapeutiche della mindfulness in psicoterapia.

  • Il lavoro con le parti e con gli stati dell’Io

Il terzo punto chiave del mio lavoro è il lavoro con le parti.

Come sottolinea Allan Shore, un concetto di sé unico e unitario è fuorviante tanto quello di un cervello unico e unitario. Gli emisferi destro e sinistro elaborano le informazioni ciascuno in modo unico, tanto da costituire due emisferi separati: un sistema del sé conscio nell’emisfero sinistro e un sistema del sé inconscio nel sistema destro. Siamo fatti di tante parti ed è sufficiente iniziare a osservare un po’ la nostra mente per osservare come i nostri stati interni oscillino nell’arco della giornata, spesso anche nell’arco di poche ore o minuti. Arriva uno stimolo interno o esterno – che sia un pensiero o un evento – e il nostro sistema corpo mente cambia: inizia a risuonare sulla tristezza, oppure sulla rabbia, altre volte sulla paura o sulla gioia: si attivano parti diverse di noi che colorano la nostra realtà in modi differenti.

L’Analisi transazionale è stata tra i primi approcci a formulare una teoria sulle parti, concettualizzandole come Stati dell’Io e in particolare l’Io Bambino, l’Io Adulto, l’Io Genitore (Erik Berne, 1957). Il Bambino che siamo stati esiste ancora dentro di noi, con i suoi sentimenti, pensieri, modelli di comportamento e, molto più spesso di quanto pensiamo, si fa sentire nella nostra quotidianità facendoci leggere la nostra esperienza con le lenti del passato. Una forte paura o una forte tristezza o un senso di abbandono prendono il sopravvento nelle nostre giornate e, senza una profonda conoscenza di noi stessi, difficilmente ci rendiamo conto che quella paura, tristezza, quel senso di perdita parlano del passato, sono ricordi impressi nel corpo che prendono il sopravvento. L’Io Genitore rappresenta quell’insieme di sentimenti, pensieri, modelli incorporati dall’esterno. E’ la voce dei nostri genitori reali così come sono stati, che diventa una voce interna: una voce normativa che può essere regolativa e sensibile, oppure critica e giudicante, a seconda di ciò che abbiamo vissuto nella nostra storia di sviluppo, principalmente nella relazione con i nostri genitori, ma anche in relazione alle altre figure di autorità che abbiamo incontrato (maestri, insegnanti, nonni…). L’Io adulto è invece la parte di noi attiva nel qui e ora, con i sentimenti, pensieri, modelli di comportamento appropriati alla realtà del momento presente. Più in generale, dentro di noi esistono parti sofferenti che provengono dal nostro passato e che hanno età diverse, insieme a una parte di noi Adulta, saggia e mindful, radicata nel qui e ora, che può osservarle e prendersene cura. Come sottolinea anche Janina Fisher, creare dentro di noi un dialogo interno costruttivo tra le nostre parti interne è fondamentale per costruire quella sensazione di agio e di sicurezza interna che stiamo cercando.

Si tratta di imparare a prenderci cura di noi stessi attivando quella parte di noi – l’ Io Adulto saggio e compassionevole, la nostra mente- cuore capace di accogliere con amore tutto ciò che c’è – in grado di prendersi cura delle parti sofferenti presenti dentro di noi. Così, attraverso la mindfulness, possiamo osservare la paura e il senso di solitudine della nostra parte Bambina o la rabbia carica di dolore dell’Adolescente che siamo stati e imparare a prendercene cura, a rassicurarle, da dentro. La relazione terapeutica diventa così una possibilità unica di poter lavorare su noi stessi per cercare quel senso di protezione, di agio, di libertà e quell’ amore che spesso e senza risultato ci affanniamo a cercare fuori di noi.

Lavorare come psicoterapeuta richiede una formazione costante, per questo il mio metodo è in costante aggiornamento in relazione alle ricerche e alla letteratura più recenti.

Per chi desidera approfondire i punti cardine del mio metodo, qualche testo di base:

John Bowlby “Una base sicura”, Raffaello Cortina Editore
Moiso, Novellino “Stati dell’Io”, Casa Editrice Astrolabio
Robin Shapiro “Ego State Therapy”, Istituto di Scienze Cognitive Editore
Janina Fisher “Guarire la Frammentazione del Sé”, Raffaello Cortina Editore
Joseph Goldenstein “Mindfulness”, Ubaldini Editore
Daniel Siegel “Qui e ora”, Edizioni Erikson
Daniel Siegel, “Il terapeuta consapevole. Guida per il terapeuta al mindsight e all’integrazione neurale”, Istituto di Scienze Cognitive Editore
Guidano, “La psicoterapia tra arte e scienza. Vittorio Guidano insegna come si fa la psicoterapia cognitiva post-razionalista”, Franco Angeli
Gazzillo, “Fidarsi dei pazienti. Introduzione alla Control-Mastery Theory”, Raffaello Cortina Editore

Psicoterapia Adulti

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Psicoterapia Bambini Adolescenti

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Mindfulness

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Alimentazione Consapevole

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